Lo “straordinario successo” in Iraq

Povero Obama. Atterra a Baghdad, o meglio nel suo sobborgo americano, il gigantesco campo militare di Camp Victory, per una coda celebrativa del suo tour Europa più Turchia fuori-ma-spero-ancora-per poco. Crede che il clima sul posto sia quello caldo e di vittoria lasciatogli dal suo predecessore, George W. Bush, e usa quasi le sue stesse parole: “Extraordinary achievement”.
7 APR 09
Ultimo aggiornamento: 03:43 | 5 AGO 20
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I migliori alleati degli americani nel paese, quei Consigli sunniti che si sono battuti contro al Qaida, non sono stati ancora integrati dentro la polizia e dentro l’esercito come il governo aveva promesso. E ora si macerano nel risentimento. La settimana scorsa ci sono stati di nuovo combattimenti nei quartieri sunniti di Baghdad – una scena che tutti credevano consegnata al 2007 – e negli ultimi due giorni nella capitale sono scoppiate sette autobomba in stile al Qaida. E si sa che i terroristi tornano a colpire soltanto quando i sunniti abbassano più o meno intenzionalmente la guardia.
L’Air Force One con a bordo il presidente è decollato dopo soltanto quattro ore. Ma gli annunci di Obama restano, continui e martellanti: ci ritireremo presto, vogliamo negoziare con l’Iran sciita, e aprono crepe nei risultati raggiunti a carissimo prezzo dai soldati. Come dice Ricks, che è un allarmista ma anche uno che studia: “Gli eventi per cui ci ricorderemo dell’Iraq devono ancora accadere”.